CORSO MEDITAZIONE A CECINA “Medit-Art”

Ispirato alla Mindfulness e alla Gestalt

 
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Il titolo di questo nuovo corso-laboratorio è “Medit-Art” volendo un po’ giocare con le parole, perché qui “Medit” indica l’abbreviazione del verbo “meditare” e “Art” per ricordarci che lo stesso meditare è un’arte come sinonimo di andare verso, esprimere, agire il “mestiere” di vivere.

“Medit-Art” si ispira a due approcci in modo particolare: la Mindfulness e la terapia della Gestalt.

La Mindfulness (= pienezza della mente, totale presenza e consapevolezza) deriva dalle antiche tradizioni buddiste e in particolare dalla meditazione vipassana. L’approccio terapeutico fu sviluppato per la prima volta nel 1979 dal medico Jon Kabat-Zinn negli Stati Uniti, il quale propose il modulo di lavoro della Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) inizialmente con persone portatrici di dolore cronico e successivamente con altre tipologie di pazienti. L’approccio o lo stile di vita Mindful viene proposto in modo più generale a tutte le persone, compresi gli stessi professionisti della salute. Le ricerche in corso sui benefici apportati dalla Mindfulness e dalla meditazione sono sempre più numerose e molto incoraggianti. Si può leggere in tal senso il contributo di Daniel Siegel nel suo libro “Mindfulness e cervello” oltre ai diversi testi scritti dallo stesso Jon Kabat-Zinn.

La terapia della Gestalt (= termine tedesco che significa “forma” inteso come struttura integrata completa e armonica che lega in un tutt’uno dotato di senso quegli elementi che ne fanno parte) nacque con Fritz Perls negli anni “40-“50 negli Stati Uniti, prendendo spunto dai contributi della precedente Psicologia della Gestalt (inizi del 1900 in Germania con autori come Goldstein, Koffka, Lewin, ecc.) e di correnti filosofiche quali l’esistenzialismo e la fenomenologia. La terapia della Gestalt considera centrale il processo della consapevolezza con focus di volta in volta nel qui ed ora e che permette alla persona di scoprirsi per quella che è autenticamente la sua natura. Lo stesso Perls, insieme ai suoi collaboratori, ha ideato molti utili “esperimenti” attraverso i quali favorire la crescita consapevole delle persone. Il testo “Teoria e Pratica della terapia della Gestalt” del 1951 è considerato il primo manuale fondante questo tipo di approccio psicoterapeutico.

Il laboratorio Medit-Art offrirà quindi uno spazio rispettoso ed accogliente dove potersi sperimentare, conoscere, dove poter crescere e condividere i propri vissuti.

Sebbene la parola “meditazione” sia diffilmente traducibile in parole rispetto al suo più intimo e profondo significato comprensibile a pieno solo nell’esperienza, lascio di seguito alcuni spunti su cui riflettere, cu siò che non è e su ciò che è “meditare”.

 

 

COSA NON E’ “MEDITARE”?

  • Meditare non è un’attività ultraterrena o paranormale
  • Meditare non è una pratica strana, esoterica, mistica…
  • Meditare non è credere in una religione
  • Meditare non è pensare, riflettere, rimuginare su un problema
  • Meditare non è lasciarsi andare, arrendersi passivamente al “destino”
  • Meditare non è una tecnica di rilassamento
  • Meditare non è isolarsi dal mondo
  • Meditare non è distinguersi dalla massa per sentirsi alternativi
  • Meditare non è diventare superiori alle altre persone
  • Meditare non è una pratica necessariamente formale
  • Meditare non è un’attività noiosa da svolgere solo in silenzio nella completa immobilità
  • Meditare non è un’attività chiara e comprensibile
  • Meditare non è una cosa che si acquisisce del tipo “Obiettivo raggiunto: ho capito la meditazione, ora la so fare. Ma perché non sono sempre felice e contento?”

 

COSA E’ “MEDITARE”?

  • Meditare è un’attività terrena e normale
  • Meditare è una pratica semplice e comune perché tutti almeno una volta nella vita l’abbiamo sperimentata, pur non chiamandola con questo nome e perché è alla portata di chiunque, grandi e piccini, colti e meno colti, religiosi e non
  • Meditare è constatare che “io esisto qui, ora, in questo momento e mi rendo conto di … (tutto ciò che sto sperimentando in relazione a me e all’ambiente che mi circonda)”. Nonostante la pratica meditativa faccia anche parte di diverse religioni, ciascuna adattandola al proprio credo, essa è più propriamente neutrale e alla base dell’esperienza umana, in quanto l’uomo ha coscienza di sé e dell’universo a cui appartiene
  • Meditare è rendersi consapevoli di ciò che stiamo sentendo attraverso tutti i sensi, di ciò che stiamo pensando, provando emotivamente e agendo nei comportamenti
  • Meditare è essere “attivi”, presenti, lucidi, vivi, poiché tutti i sensi percettivi sono svegli e pronti a ricevere. Anche nel momento in cui non sto facendo cose e sono immobile in silenzio, posso essere “attivo” in quanto presente a me stesso e al mondo
  • Meditare è un modo di essere il più possibile se stessi e quindi non necessariamente rilassati, ma pronti ad accogliere qualunque emozione e vissuto si presenti alla coscienza
  • Meditare è essere nel mondo, consapevoli di sé e degli altri e di ciò che ci circonda; esserci anche nella quotidianità e in ogni scelta di vita
  • Meditare è essere presenti con gli altri per essere semplicemente se stessi, diversi dalle altre persone per certe caratteristiche e simili per altre, senza preoccuparsi del giudizio o di dover compiacere le aspettative altrui e al contempo senza giudicare ed aspettarsi che gli altri siano così come vogliamo
  • Meditare è accogliere di volta in volta ciò che siamo e ciò che gli altri sono in un dato momento, riconoscendo il valore di essere umano a ciascuno, a prescindere dalle azioni che produce con le quali potremmo concordare o meno
  • Meditare è praticare nella vita di tutti i giorni le proprie capacità di rendersi consapevoli qualunque cosa stiamo facendo, da quando siamo in bagno a quando mangiamo o lavoriamo o stiamo in allegra compagnia …
  • Meditare in senso stretto è qualcosa di quasi non definibile attraverso le parole, risulta assai inafferrabile dal punto di vista logico cognitivo, mentre le svariate tecniche che si utilizzano per meditare rappresentano solo degli espedienti pensati per avvicinarsi il più possibile al vero significato di “meditare”. Perciò le tecniche formali o meno, che richiedano silenzio e immobilità o permettano movimento e musica o altro ancora, sono soltanto delle tecniche e ognuno potrà sperimentare quelle più congeniali a sé
  • Meditare ha un unico filo conduttore al di là delle tecniche che si utilizzano che appare assai chiaro e facile da comprendere: sperimentare pienezza nel vivere, autenticità e consapevolezza, centratura al proprio interno vivendo il contatto pieno e in continuo movimento in rapporto alla realtà esterna, in un’unica parola è ESSERE
  • Meditare è un procedere verso, un continuo “camminare” perché non si finisce di scoprire e di scoprirsi; paradossalmente non c’è nessun obiettivo nel meditare se non “stare con ciò che è” e, al di là che si sia compresa la meditazione sul piano mentale, è sperimentarla di momento in momento che le dà vero significato

Meditare non è un obbligo, non è costringersi a seguire una via per stare bene a tutti i costi e neppure provare passivamente un qualcosa di cui si sente sempre più spesso parlare come una delle tante mode del momento.

Meditare è un percorrere una strada per conoscersi di più e per la gioia di farlo semplicemente, all’inizio insieme a qualcuno che la sta sperimentando da tempo. Non dovrebbe divenire un’ulteriore preoccupazione o una nuova dipendenza. Meditare è darsi di volta in volta maggiore libertà di scoprirsi ed essere se stessi, avvicinandosi spontaneamente alla propria natura.

Tantissimi autori hanno scritto sulla Meditazione e tantissime sono le definizioni che sono state date da almeno tremila anni fa fino ad arrivare ai giorni nostri. Spesso si ritrovano definizioni in contraddizione tra loro o in apparente contraddizione tra loro. Dal mio punto di vista, tutto ciò che ho scritto sopra, così come le tante definizioni della meditazione, risulta paradossalmente vero e falso al tempo stesso. Diciamo che può servire a livello mentale per crearci un’idea più vicina a quello che può significare meditare, ma l’unico modo per comprendere davvero è praticare pazientemente e sperimentare su di sé. Le contraddizioni che si possono avvertire hanno proprio a che fare con il fatto che si tenta di descrivere attraverso il linguaggio qualcosa che appartiene alla sfera esperienziale e si sa bene che anche la migliore e più dettagliata espressione linguistica risulterà sempre incompleta e ambigua o portatrice di possibili fraintendimenti, di fronte all’esperienza reale. Basti pensare al significato che si attribuisce all’amore, alle sue innumerevoli definizioni e a quanto solo l’esperienza personale ce ne dia davvero un’idea e un significato. La stessa cosa è per la meditazione che ha molto a che fare con l’amore, per se stessi e per la vita e l’universo nel suo insieme.

Riporto qui le parole di un maestro indiano che ha ispirato migliaia di persone in tutto il mondo mettendo al centro delle sue parole e del suo vivere proprio la Meditazione. Chiaramente anche queste parole non possono essere esaustive, bensì possono lasciar intravedere qualcosa in più.

«La meditazione è un’avventura, la più grande avventura che la mente umana possa intraprendere. Meditazione è semplice esistere, senza fare nulla: nessuna azione, nessun pensiero, nessuna emozione. Esisti semplicemente ed è pura gioia. Dove ha origine questa gioia, se tu non fai nulla? Viene dal nulla o, meglio, viene da ogni cosa, dal Tutto. Non ha bisogno di una causa perché l’esistenza si compone della sostanza chiamata gioia.»                                                                                                                 [Tratto dal “Il libro arancione: tecniche per il risveglio della consapevolezza” di Osho]

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