una poesia sulla psicoterapia

Una poesia sulla Psicoterapia

Questa poesia nasce dalle voci e dai vissuti riferiti da molte persone che ho avuto il piacere di seguire nel loro cammino psicoterapeutico.

Rivolgo un Grazie immenso a tutti loro perché oltre a ciò che ho potuto dare, ho oltremodo imparato moltissimo. E in particolare ho capito che quando sono di fronte ad una persona all’interno del setting terapeutico, come nella vita, prima di tutte le teorie psicologiche diligentemente studiate, c’è la Persona con il suo essere unica e irripetibile. Paradossalmente, nonostante ricerchi aiuto in quel dato momento e ne abbia davvero bisogno, ha già con sé tutto l’occorrente che le serve. Ogni volta che parto con qualcuno per un nuovo viaggio, breve o lungo che sia, rinnovo io stessa il mio bagaglio, perché non ce ne è uno che possa andar bene per tutti, e questa è la meraviglia di un mestiere nel quale non puoi stare in disparte ad applicare semplicemente una tecnica appresa, ma hai da far parte della realtà che andrai a co-creare insieme al paziente dove il tutto si gioca proprio al “confine del contatto”.

 

IN PARTENZA PER UN NUOVO VIAGGIO

“Fondamentalmente la vita è semplice,
la complica solo la struttura umana
quando è caratterizzata
dalla paura di vivere”
Wilhelm Reich

 

Sono in partenza per un nuovo viaggio!

A volte mi pare di portarmi appresso
un vecchio fardello enorme e fastidioso.
E a volte invece mi sembra di essere sguarnita,
mi chiedo se avrò con me almeno il necessario.

Non ho ancora scelto la mia meta finale.
Parto con un primo biglietto di sola andata
per una tappa intermedia e, quando arriverò,
là allora, forse, deciderò il prosieguo.

Mi sento confusa, talvolta triste e disperata,
con un buco nello stomaco che sembra divorare tutt’intorno…
Sono strane sensazioni e l’unica davvero bella
È quella per cui mi vedo prossima alla partenza.

Sognavo l’Australia e la Nuova Zelanda,
da ragazzina attendevo il grande viaggio,
ma alla fine ho deciso di intraprendere
un percorso assai meno terreno.

Ho preso in mano la cornetta e, di là ,
ho trovato una compagna in traversate
disposta a venire insieme a me,
almeno, spero, non sia una delusione.

Farò con lei un buon pezzo di strada
E le premesse mi son sembrate buone:
la sua voce morbida, pacata e gentile,
le sue parole mirate, sensate e oneste.

Nel primo incontro avrei voluto accadesse
tutto d’un colpo una sorta di magia,
eppure è stato un incontro assai normale
tra due semplici esseri, l’un l’altro sconosciuti.

Ben ricordo quando lei a un certo punto mi disse:
“Tu e solo tu sei la maggior esperta
di questi luoghi che fremi e temi
di esplorare, qui, ora, insieme a me.”
Ed io sono rimasta incredula, finché pian piano
una vocina in fondo al cuore già mi sussura
che forse la sconosciuta ha ben ragione,
“So ben più cose io di quelle che mai avrei potuto immaginare”.

Uscita dalla stanza laddove il tempo si ferma,
mi scopro un tantino diversa e un po’ mi meraviglio.
Come se una “magia” fosse avvenuta davvero:
si è dissolto il buco che tenevo dentro
ed è sopraggiunta una quieta leggerezza.
So che non durerà a lungo, sarà forse solo un assaggio
di quello che andrò conquistandomi pian piano.

Ora sì sento che il mio viaggio prende man mano forma.
Ecco che è finalmente iniziato! Non sono sola …

Di volta in volta, incontro dopo incontro,
inizio a raccontarmi e prendo il coraggio di guardarmi,
di alzare gli occhi a quel dannato specchio,
quando non mi ci vedo dentro,
quando è tutto offuscato quasi stregato
o terribilmente imbruttita è la mia immagine
che quasi vorrei scaraventarla via.
Guardando negli occhi limpidi di colei che mi accompagna,
trovo la calma per riprendere la via del filo che talvolta perdo.

Così ogni tanto mi ritrovo in volo in caduta libera,
e poi, accanto a lei, che pur fragile e forte insieme appare,
riprendo la mia bussola e come per la prima volta
intravedo una possibile via di uscita, là in fondo, la meta.

Brividi, pianti, sospiri, blocchi e dilemmi,
ogni tanto spalanco un grande sorriso,
mi abbraccia una gioia illuminante
che attraversa d’improvviso ogni scompenso,
così inizio a ridere di gusto, di tante piccole cose,
forse solo genuine sciocchezze, chissà.

Mi accorgo di cambiare, son io l’artefice e mai l’avrei detto,
mi stacco già dalle memorie tristi immobili
a cui mi aggrappavo tenacemente fino a pochi mesi fa.

Posso rischiare man mano qualcosina in più,
lasciar andare qualche sicurezza falsa, ormai stantia,
che solo attanagliava la mia anima.
Un’anima che oggi grida voglia di libertà.

Sono in viaggio già da tempo
e forse di strada ne ho ancora da percorrere.
Un viaggio senza logica vera e propria
seppure il cuore mi dica che
è il più sensato viaggio ch’io abbia mai intrapreso.

Sto diventando Grande,
anche se di età lo ero già da un pezzo.
Mi muovo fiduciosa guidata dalla mia bussolina
Ancora luccicante e un minimo orgogliosa,
me la tiro fuori a ogni occorrenza.
Qualche volta prendo un grande abbaglio
e l’unica salvezza è rendermene conto.

Non solo mi voglio oggi più bene, ma ne dò assai di più
all’universo tutto e soprattutto alle persone care,
anche quelle che tanto mi avevan fatto battagliare.

Inizio a pensare di lasciare la mia esperta compagna,
posso non pagare più quella guida preziosa
che so in realtà di non aver pagato mai abbastanza,
perché il suo è un lavoro non lavoro…
che va ben al di là della mentale approssimazione.

La posso immensamente ringraziare, e lei comprenderà,
perché mi ha davvero saputo accompagnare
pure con fermezza, con amore e gentilezza,
che io oggi ho ormai imparato a dare anche a me stessa.

Dunque le dissi: “Per ora, mi fermo qui,
o meglio proseguirò da sola
e con quel pezzo di te che porto sempre con me.
Poi, chissà, quando ancora dovessi aver bisogno,
saprò non aspettare, stavolta,
di esser mezza affogata negli abissi del mare”.

Ora, la mia voce, la mia profonda essenza,
il centro del mio cuore,
son diventati un fuocherello, caldo e rassicurante
che con tenerezza e amore di giorno in giorno
nutro e tengo accuratamente acceso.

Così la mia psicoterapia è stata un viaggio
di sola andata senza un ritorno,
perché in quella casa così angusta e povera,
dove un tempo alloggiavo,
son solo tornata a riprendermi i tesori
che al sicuro avevo custodito.
Ma per il resto, oggi altro non ho
che una luminosa casa interiore,
e di giorno in giorno, di attimo in attimo,
accolgo ogni sua naturale trasformazione
e non me ne lascio sopraffare.

Vedo la vita come la cosa più meravigliosamente
incerta e inconoscibile che ci sia stata offerta.
Farò comunque tutti i miei tentativi per conoscerla…
e lascerò con gioia il mio contributo modesto che sia.

Simona Gianchecchi

 

Sulla psicoterapia, dalle parole di Fritz Perls:

“Una terapia di questo tipo è estremamente elastica, e risulta già di per sé come una avventura nel vivere. Il compito del terapeuta, contrariamente ad un diffuso malinteso, non è affatto quello di ‘trovare’ cos’è che non va nel paziente per poi poterglielo ‘dire’. Altri glielo ‘avevano già detto’ per tutta la sua vita e, nella misura in cui ha accettato le parole altrui, egli stesso ‘se lo diceva’. Altri consigli dello stesso genere, anche appoggiati dall’autorità medica, non saranno mai capaci di risolvere i suoi problemi. Il lavoro del terapeuta non consiste nell’imparare delle cose riguardo al paziente per poi insegnargliele, bensì insegnare al soggetto come imparare ciò che concerne se stesso. Questo significa che il paziente deve diventare direttamente consapevole di come realmente funzioni in quanto organismo vivente; e questo avviene sulla base di esperienze concrete e non verbali.”
[Tratto da “Teoria e pratica della terapia della Gestalt” di F. Perls, R.F. Hefferline, P. Goodman, Edizione Astrolabio, 1994, pag. 287]

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