Capitolo 7 – LA TEORIA DEL COPIONE

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IL COPIONE DELLA MIA VITA

Dopo aver parlato di stati dell’Io, transazioni, giochi e posizioni di vita, ci addentriamo nel cuore dell’Analisi Transazionale con la TEORIA DEL COPIONE.

Eric Berne usa la parola “copione”, così vicina all’immaginario collettivo, in questi termini: «I copioni teatrali derivano da copioni della vita reale» (Berne, 1972; pag. 38).

Una prima forma rudimentale di copione “il protocollo” viene steso già nella prima infanzia. Gli attori principali, oltre al bambino, sono solitamente i genitori, fratelli e sorelle, nonni e chi vive nel suo contesto. Possiamo immaginare come il bambino piccolo possa vivere gli adulti intorno a lui, come figure giganti, ultrapotenti, dotate di chissà quali poteri magici. Basti pensare a quanti piccoli bambini ci stanno dentro un adulto alto e grosso! A seconda dei casi poi, saranno visti come benevoli o malevoli nei suoi confronti.

Come nei copioni teatrali, anche nei copioni della vita vera e propria, vengono rappresentati tanti personaggi. Ci saranno buoni e cattivi, deboli e forti, vincenti e perdenti, ovvero quelli che Berne chiama “principi o principesse” e “ranocchi”.

Il copione che ciascuno scrive per sé fin dall’infanzia, attraversa le sue fasi. In particolare nel periodo adolescenziale viene rimaneggiato e riadattato alla realtà di quel momento. L’adolescenza può sfociare così in una sorta di seconda nascita, come teorizzato dalla psicoanalisi. Qui i miti dell’infanzia possono essere abbandonati o superati, e le decisioni infantili possono subire importanti trasformazioni.

Secondo la teoria del copione, esso può essere rimaneggiato in ogni momento della vita, grazie alle esperienze reali vissute e di cui possiamo divenire consapevoli. Il copione può rappresentare una sorta di prigione, per cui tendiamo a ripetere le stesse scene (stessi giochi psicologici) e a ricercare lo stesso finale, che conferma la posizione esistenziale. Come ogni “prigione” porta con sé un senso di sicurezza, di qualcosa di familiare, conosciuto e quindi prevedibile, dove possiamo muoverci quasi ad occhi chiusi. Perciò può risultare molto difficile uscire dalla prigione, soprattutto fintanto che non ci si accorge di essere noi stessi a possederne le chiavi. Uscendo dalle barricate costruite per proteggerci in tempi difficili, potremo allora scoprire qualcosa di migliore, seppur muovendoci nell’ignoto.

La psicoterapia si pone allora l’obiettivo di accompagnare la persona attraverso la ricerca delle chiavi della propria prigione. Così, affacciandosi progressivamente al nuovo, potrà sperimentare e scegliere di costruire un ambiente più funzionale nel presente. E, come diceva Berne «Lo scopo che l’analisi del copione si prefigge è quello di trasformare i ranocchi in principi e principesse.» (1972; pag. 41).

Abbiamo già incontrato “le posizioni di vita”, come convinzioni precoci che il bambino sviluppa inconsciamente sul valore di sé e degli altri. Queste alimenteranno il copione in quanto piano di vita inconscio deciso già nell’infanzia. Per approfondire le posizioni di vita: https://www.gianchecchipsicologa.com/capitolo-6-le-posizioni-di-vita/

In base alle esperienze di vita e al personale temperamento, ogni bambino/a prenderà le sue “decisioni” e “scriverà” il suo copione. Le sue posizioni di vita preferite ne risulteranno rafforzate. Nel tempo il copione troverà probabilmente conferma attraverso gli stati dell’Io che più attiverà nei suoi giochi psicologici. Per approfondire la teoria dei giochi: https://www.gianchecchipsicologa.com/capitolo-5-i-giochi/

Possiamo immaginare che da un lato l’adulto voglia cercare di uscire dal copione, sperando che qualcosa o qualcuno disconfermi le sue decisioni sofferenti. D’altro canto però percepirà sicurezza e familiarità rimanendo in quegli stessi schemi mentali, emozionali e comportamentali. La possibilità di rimanere all’interno di un circolo vizioso è molto alta, senza rendersi conto di esserne al contempo vittima ed artefice.

Facciamo un esempio.

Una bambina ha visto più volte i genitori litigare, con il padre che alzava tremendamente la voce e la madre che soccombeva piangente. Non capiva più di tanto il significato e i contenuti delle loro discussioni, ma sentiva paura per sé e per sua madre. Ad un certo punto ha tratto interiormente le sue conclusioni: “Mio padre è cattivo e prepotente, mentre mia madre è una vittima indifesa”.

Diventata adolescente, si lasciava attrarre da ragazzi irruenti, forti e spavaldi, fin troppo prepotenti. Quei ragazzi gentili e amorevoli non riscuotevano il suo interesse. Senza nemmeno rendersi conto, si ritrova a vivere praticamente le stesse situazioni relazionali dei genitori. Ad ogni discussione con il partner riconferma senza volerlo la decisione presa da bambina: “Gli uomini sono tutti cattivi e vogliono farmi del male. Io non conto nulla e non posso cambiare le cose”. La sua posizione esistenziale é “Io non sono ok e tu non sei ok”. Potrebbe aver infine concluso che “E’ meglio stare da sola e non amare nessun uomo” (tornaconto finale del copione).

DEFINIZIONE DI COPIONE

Per comprendere la teoria del copione, iniziamo dalla definizione di copione proposta da Berne nel suo libro “Ciao!…E poi?”. Il copione è «un piano di vita che si basa su di una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi, e  che culmina in una scelta decisiva» (1972; p.272).

  • “Un piano di vita” significa che la nostra vita da adulti è influenzata dalle esperienze vissute nell’infanzia. Essendo un piano contiene un inizio, una parte intermedia e un finale.
  • “Si basa su una decisione presa durante l’infanzia” significa che non è determinato soltanto dalle forze esterne al bambino, bensì lui stesso decide attivamente qualcosa in base alle sue esperienze. Come nell’aneddoto raccontato da Berne sui due fratelli a cui la madre ripeteva spesso “Finirai in un manicomio!” e uno da grande diventò psichiatra, mentre l’altro diventò paziente psichiatrico.
  • “Rinforzato dai genitori” significa che i genitori o chi accudisce hanno inviato i loro messaggi verbali e non, sui quali il bambino costruisce le sue decisioni.
  • “Giustificata dagli avvenimenti successivi e culmina in una scelta decisiva” significa che la persona tenderà a filtrare quegli eventi che confermano le sue decisioni (nell’esempio di prima, non mi lascio attrarre dagli occhi gentili di un ragazzo amorevole, bensì da quelli più intrepidi e misteriosi di un ragazzo per cui avrò da penare). La scelta decisiva viene detta tornaconto del copione, come nell’esempio della ragazza per cui ogni uomo che incontrerà si comporterà male e lei riconfermerà il suo copione di solitudine.

Nella teoria del copione, esso si svolge per lo più al di fuori della consapevolezza. Normalmente non ricordiamo le decisioni che abbiamo preso nell’infanzia e risistemato nell’adolescenza. Tendiamo a muoverci all’interno di quelle stesse decisioni, come se non ne avessimo alcuna responsabilità e neppure la possibilità di rispondere diversamente. La ragazza dell’esempio penserà che capitano tutti a lei gli uomini prepotenti e rafforzerà la convinzione di essere lei stessa senza valore.

Il copione, in termini di contenuto, è assolutamente unico per ogni persona. Possono esserci a grandi linee contenuti:

  • copioni vincitori quando la persona realizza in modo fluido e felice ciò che si era prefissato, ad esempio se da bambina avevo deciso di diventare una scrittrice famosa e lo sono diventata; se avevo deciso di diventare suora e sono diventata suora con la soddisfazione di aiutare i bisognosi e vivere in preghiera;
  • copioni perdenti quando la persona non realizza l’obiettivo che si era dato o trattasi di scopi drammatici autolimitanti, pieni di sofferenze come nei copioni amartici. Ad esempio, se avevo deciso di diventare un buon avvocato e non lo divento; ma anche se avevo deciso di diventare ricco, lo divento, ma mi sento continuamente povero e in difetto. Nel copione amartico o catastrofico dove, per esempio, da bambino avevo deciso che per dimostrare ai miei genitori quanto avessero sbagliato sistema educativo, finisco in carcere o divento schizofrenico oppure pur di sentirmi amato e onorato da mio padre, finisco per morire suicida.
  • Copioni non vincitori o banali quando non è un copione vincitore ma neppure perdente, bensì un copione senza rischi e senza assumersi responsabilità. Il suo discorso interiore potrebbe essere più o meno questo: “Avrei potuto… sarei potuto diventare… ma in fondo non è andata così male, più o meno.”

Nella realtà c’è una complessità maggiore rispetto ad ogni classificazione, tanto che gran parte dei copioni sono una mescolanza di vittorie, sconfitte e banalità. La teoria del copione è qualcosa di ben più complesso di quanto potrebbe apparire leggendo questo articolo che vuole giusto evidenziarne gli aspetti principali.

Gli esseri umani non vivono impotenti di fronte ai copioni che hanno scritto invisibilmente e inconsapevolmente. Il copione può essere portato alla luce, può essere cambiato e, come dice Berne, ciò può avvenire grazie alla psicoterapia, al fato o all’amore.

TIPI DI COPIONE

   In termini di processo, nella sua teoria del copione Eric Berne (1970) identifica sei categorie principali di copioni o scripts:

  1. Copioni di tipo Mai. Riguardano coloro che mai realizzano ciò che vogliono, soggetti alle proibizioni genitoriali. Il loro Bambino ha paura di fare ciò che più desidera e vive frustrato, circondato dalle tentazioni. Riprende il mito greco di Tantalo, condannato per l’eternità a soffrire la fame e la sete, esposto alla vista del cibo e dell’acqua.
  2. Copioni di tipo Sempre. Riguardano le persone che una volta scelta una strada, devono fare sempre quella. Il messaggio malevole genitoriale è stato “Se vuoi proprio fare quello, allora passa tutta la vita a fare nient’altro che quello”. Ricalca il mito di Aracne, che osò sfidare la dea Minerva nel ricamo e fu trasformata in ragno, condannata a tessere una tela in eterno.
  3. Copioni di tipo Finalmente (Finché o Prima). Il tema è che non può accadere qualcosa di bello prima di aver portato a termini compiti brutti e gravosi. Ad esempio “Finché i figli non avrò cresciuto i miei figli, non potrò godere delle attività che mi piacciono”. Riprende il mito di Giasone che non potrà diventare re finché non avrà conquistato il vello d’oro. Anche il mito di Ercole che non potrà essere innalzato a semidio finché non avrà portato a termine le dodici fatiche.
  4. Copioni di tipo Dopo. Riguardano le persone che si possono godere un po’ il bello, ma dopo cominceranno i guai. Ad esempio: “Festeggia pure ma dopo il matrimonio la vita sarà piena di obblighi e dolori”. Fu così nella leggenda di Damocle che, diventato re, si accorse di avere una spada sopra la testa, che poteva cadere da un momento all’altro. Smise così di essere felice.
  5. Copioni di tipo Più e Più volte (Quasi). Sono i copioni delle persone che non raggiungono mai l’obiettivo ma ci arrivano vicino e ogni volta ricominciano da capo. Ad esempio, chi si è quasi laureato, chi ha quasi ottenuto la promozione a lavoro, chi stava per sposarsi, e così via. Il mito greco di Sisifo lo spiega bene. Sisifo era condannato a spingere un macigno pesante fino alla cima del colle. Quando stava per arrivare in cima, il masso rotolava giù e lui ricominciava da capo, per più e più volte.
  6. Copioni di tipo Punto e Basta (a finale aperto). In questo caso è come se mancassero le fasi finali del copione. Ad esempio in quelle persone che hanno sempre desiderato avere tanto tempo libero. Quando poi raggiungono la pensione, non sanno più cosa fare. Nella leggenda della coppia Filemone e Bauci, che sempre accolsero con gentilezza gli Dei, per ritrovarsi da questi trasformati in alberi vicini dai rami intrecciati.

Secondo la teoria del copione di Berne, possiamo pensare al corso della vita di un individuo come determinato dall’interazione di quattro fattori:

  1. Eredità genetica
  2. Eventi esterni
  3. Copione di vita
  4. Decisioni autonome o libere dal copione

L’Analisi Transazionale si propone attraverso l’analisi del copione, di far breccia nella consapevolezza e di volgere verso l’autonomia e le decisioni libere dal copione. Nel percorso psicoterapeutico si cerca quindi di riportare alla luce il processo decisionale, celato dietro comportamenti e accadimenti della vita. Sarà importante poter vedere anche chiaramente ciò che non dipende dal copione personale. Ad esso si intrecciano i copioni familiari che si tramandano di generazione in generazione, e i copioni culturali tramandati dalla comunità di appartenenza. Il concetto di copione si estende naturalmente anche ai modelli universali, comprendenti le dimensioni collettive, mitologiche e archetipiche del genere umano.

    “L’autonomia si conquista quando si liberano o si recuperano tre capacità: consapevolezza, spontaneità e intimità. Consapevolezza significa capacità di vedere una caffettiera e di sentire cantare gli uccelli a modo nostro e non come ci è stato insegnato. […] La consapevolezza esige che si viva presenti, quanto al luogo e al momento, e non altrove, nel passato o nel futuro. […] Spontaneità significa scelta, libertà di selezionare ed esprimere uno dei sentimenti disponibili (da Genitore, da Adulto e da Bambino). Significa liberazione, liberazione dalla coazione dei giochi e dal dominio dei sentimenti che ci sono stati inculcati. Intimità significa franca, immediata espressione di sé, senza elementi lusori, della persona consapevole, liberazione del Bambino eideticamente percettivo, incorrotto, ingenuo, capace di essere presente nel luogo e nel tempo.”

    ERIC Berne, 1964; pagg. 205-209

    BIBLIOGRAFIA

    Berne E. (1964), A che gioco giochiamo, Bompiani, Milano, 1967.

    Berne E. (1970), Fare l’amore, Bompiani, Milano, 1999.

    Berne E. (1972), “Ciao!”… E poi?, Bompiani, Milano, 2000.

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    Stewart I. e Joines V. (1987), L’Analisi Transazionale: guida alla psicologia dei rapporti umani, Garzanti, Milano, 2000.

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