MINDFULNESS è la consapevolezza che emerge quando portiamo la nostra attenzione, in modo intenzionale, all’esperienza interiore che viviamo nel momento presente, libera dal giudizio. Non si tratta quindi di uno stato, bensì di un processo. La consapevolezza non è un oggetto né qualcosa che si acquisisce una volta per tutte e che permane. Sarebbe più prossima alla realtà l’espressione “rendersi conto” di ciò che sentiamo, pensiamo, viviamo, momento per momento, prenderne via via coscienza.

MINDFULNESS è PRESENZA E COSCIENZA
“Osservandoci, scopriamo che funzioniamo quasi sempre con il ‘pilota automatico’, meccanicamente, senza renderci pienamente conto di quello che stiamo facendo o vivendo.” [Jon Kabat-Zinn dal libro Vivere momento per momento, pag. 24; 2005]
Jon Kabat-Zinn è un medico degli Stati Uniti che ha introdotto un tipo di meditazione che va al di là di ogni filosofia o religione e che chiama Mindfulness, termine che si potrebbe tradurre come Pienezza della mente o totale presenza della mente o consapevolezza. Meditazione non è, come talvolta si pensa, sinonimo di rilassamento, bensì significa essere ben presenti a se stessi, rendersi conto di ciò che percepiamo attraverso i sensi, di ciò che sentiamo emotivamente, di ciò che attraversa la nostra mente, di quello che è intorno a noi nel momento che stiamo vivendo, qui ed ora. Non significa quindi forzare l’esperienza in alcun senso, non vuol dire doversi rilassare e dover provare necessariamente sensazioni piacevoli. Significa contattare il proprio centro in modo genuino, essere quello che si è in questo preciso istante, sentire e rendersi conto di ciò che sentiamo sia si tratti di qualcosa di piacevole che di spiacevole.
Gli studi sulla meditazione sono sempre più numerosi ed incoraggianti rispetto alle potenzialità che sembra offrire di riequilibrare l’organismo nella sua interezza, lo stato fisico e mentale insieme.
Già Fritz Perls nel 1951, padre della terapia della Gestalt, aveva dato estrema importanza al processo di consapevolezza nel qui ed ora, elaborando una serie di interessanti e utilissimi “esperimenti” come lui stesso li chiamava. Dal manuale Teoria e pratica della terapia della Gestalt: “La consapevolezza consiste nell’avvertire spontaneamente quanto sorge in voi: le cose che fate, sentite, progettate” e “Riacquistare pienamente il senso della realtà è un’esperienza che procura la sensazione di un terribile impatto, che va dritta al centro.” [F. S. Perls, R.F. Hefferline, P. Goodman; edizione del 1997; pag. 347 e pag 313].
COSA CAMBIA RISPETTO AD ALTRI APPROCCI MEDITATIVI?
Molte strade permettono di lavorare sulla consapevolezza. Sostanzialmente ognuna di queste utilizza strategie diverse per raggiungere indicativamente lo stesso fine.
Questo approccio è certamente laico, adatto sia alle persone credenti e praticanti religioni diverse sia a chi si definisce ateo, agnostico o non si pone alcun quesito né risposta in merito.
Filo conduttore è la conoscenza di sé, in un’ottica di psicologia del benessere, laddove mente e corpo non sono entità separate bensì una unità integrata, in stretta interrelazione e continuo “adattamento creativo” con l’ambiente circostante.
Prendere parte ad un percorso di consapevolezza significa proseguire nel proprio personale percorso di crescita, a partire dal punto in cui si è attualmente. Perciò non può che rappresentare per ciascuno un’esperienza unica e strettamente soggettiva anche se svolta in gruppo. Non significa fare un percorso di psicoterapia, il quale risulta preferibile qualora la persona sperimenti un importante disagio psicologico o richieda un lavoro altamente individualizzato.

